Il ringraziamento finale di don Pino a conclusione della celebrazione di riapertura al culto della chiesa

Com’è consuetudine, spetta al Parroco concludere la celebrazione con i canonici ringraziamenti. Lo faccio con piacere, cercando anche di andare oltre le frasi fatte.

In primo luogo ringrazio il Signore, perché mi ha chiamato a essere non solo quello che sono, un sacerdote, ma anche -e più- quello che mi sforzo di essere: un cercatore dell’Assoluto. Ogni uomo, anche senza saperlo magari, lo è: e io chiedo a Dio che tutti se ne possano rendere conto, perché questa ricerca riempie il cuore e dà senso alla vita.

Ringrazio poi coloro che, ognuno per la sua parte, ha permesso che io fossi qui questa sera, come Parroco. In primo luogo, il nostro vescovo di Pozzuoli, Mons. Villano, che non mi ha fatto mai mancare in questi mesi il suo incoraggiamento e il suo fraterno sostegno. Ringrazio poi le Autorità della Fondazione Campania Welfare, – il Presidente, il dott. Antonio Marciano; il Direttore, il dott. Gavino Nuzzo; il Responsabile dei lavori, il Geom. Elio Buonomo – che, come ho già detto in altra circostanza, in quest’ultimo anno e mezzo mi hanno supportato, ma anche sopportato moltissime volte. Molte volte, lo riconosco, sono stato insistente in modo anche eccessivo: ma così facendo, obbedivo in fondo alla Parola di Dio (2 Tim 4,2: “insisti al momento opportuno e non opportuno”), e allora…
Un particolare ringraziamento va a tutti gli amici di vecchia data che in questi mesi, anche affrontando magari situazioni difficili a livello personale e familiare, mi hanno comunque aiutato in molti modi, a partire da Carlo e Francesco Lettieri, Andreina Moio, Carlo Cuomo.

 Stasera questa chiesa riapre al culto, ma io penso che bisogna andare “oltre”al fatto cultuale, che pure è fondamento essenziale e ineliminabile della nostra fede. Il fatto è che vedo, insieme ad altri, le grandissime potenzialità di questo luogo, di quello che potrebbe diventare il Parco San Laise: uno spazio dove dar vita a una sorta di. Per me, fare cultura vuol dire non solo creare un modo nuovo di pensare e di comportarsi – e già questo, oggi sarebbe qualcosa di importante -, ma l’elaborazione di un nuovo “umanesimo integrale”, che permetta di abitare in modo autenticamente umano il nostro tempo. E quando dico “umano”, dico: solidarietà, fraternità, inclusione, attenzione agli ultimi, ai poveri, a quelli che Papa Francesco chiamava gli “scarti della terra”, apertura alla fragilità di ogni tipo e genere… Ecco, uno spazio in cui poter costruire quasi il mondo di domani, come nel Medioevo si costruiva, nelle abbazie, la nuova civiltà dell’Umanesimo e del Rinascimento. In fondo, l’aggettivo “cattolico” non è termine che indica “esclusione”, non è una barriera, ma un ponte, indica inclusione di tutti, perché vuol dire “universalità”, globalità, complessità. Si è autenticamente cattolici non se si rivendica in modo esclusivo una sorta di identità prevalente, ma se si è accoglienti, dialoganti, con la mano tesa anche ad opzioni ideali profondamente diverse.

Perché non partire da questo luogo? Perché non costruire qui, insieme, un nuovo modo di vivere la shalom, la pace? Questo piccolo ulivo, posto dinanzi a questo altare, dono di un’associazione presente nel Parco, vuole ricordarci questo: la pace è il nome vero dell’essere uomini autentici. Come ha affermato incisivamente Papa Leone, “una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante”,: la pace del Cristo Risorto.
Ma tutto questo si costruisce insieme, nel dialogo, nel rispetto reciproco, nell’ascolto gli uni degli altri, nella condivisione delle esperienze, in quella che don Tonino Bello chiamava la “convivialità delle differenze”. Ecco prendere forma allora il sogno di un Centro per il Dialogo fra Culture e Fedi diverse, che sorga in questo luogo simbolico, per molto tempo associato a violenza e guerra.

Concludo: questa sera indubbiamente segna la conclusione di un cammino, iniziato già anni fa da don Gaetano Iaia, il mio predecessore, scomparso in modo così imprevisto e di cui sentiamo la mancanza ogni volta di più. Ma è anche l’inizio di un altro cammino, che spero possa portare frutti a breve, ma soprattutto a lungo termine: ciò sarà possibile, però, solo se lo costruiremo tutti insieme.

Grazie!

 

 

 

 

 

 

 

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